La pesca a mosca valsesiana è il tradizionale e antico metodo di pesca a mosca tipico della Valsesia, una valle ai piedi del Monte Rosa nelle alpi Nord Occidentali Italiane.
Una semplice canna fissa , una lenza in crine di cavallo intrecciato, un trenino di mosche essenziali e molta abilità da parte del pescatore, sono ancora oggi il cuore di questa tecnica elegante ed efficace allo stesso tempo.
Il sito è un invito a conoscere questa pesca e il modo di “leggere” l’ambiente acquatico che si acquisisce con essa, direttamente dai pescatori valsesiani che ancora la praticano.

La tecnica

L' armonia giusta


Descrivere la tecnica per la pesca a mosca valsesiana non è affatto semplice, bisogna vederla, metterla in atto per comprenderla. Al contrario della tecnica moderna che è stata schematizzata e descritta in modo preciso, quasi matematico, la tecnica valsesiana è frutto di un insieme di gesti spontanei, armoniosi, tutti tesi ad un unico scopo: la naturalezza con cui le mosche devono essere presentate al pesce. Questo è il vero obiettivo che il pescatore deve raggiungere, ma non esiste un solo modo per farlo e questo, lasciatemelo dire, è il bello di questa tecnica estremamente duttile e quasi a misura d’uomo. Perché ciascuno si crea il suo modo di lanciare, di porgere l’esca, di volteggiare la lenza in aria, a tal punto che da lontano, senza vedere bene chi sta pescando in un certo punto del fiume, è possibile riconoscere il pescatore per lo stile tutto personale che utilizza. Molti pescatori sono autodidatti, hanno appreso la tecnica osservando altri e interpretando a modo proprio. Anche per me è stato in un certo senso così, perché mio padre perse cinque minuti a spiegarmi due o tre cose fondamentali e poi mi lasciò per andare oltre a pescare costringendomi ,in questo modo, a guardare cosa faceva per poi tentare a mia volta. Questo in principio mi fece arrabbiare molto, in seguito capii che non sarebbe servito a nulla se lui avesse perso ore a farmi ripetere gesti e schemi, dovevo trovare il mio modo di lanciare che è simile ma diverso dal suo. Secondo me la pesca a mosca valsesiana è arte, è musica e anche se tutti noi suoniamo un pezzo leggendo il fiume che è lo spartito , ciascuno lo suona in modo diverso, l’importante è riuscire a trovare l’armonia giusta. Questo non significa solo riuscire a prendere un pesce, ma sentirsi in simbiosi con la natura che ti circonda, allora sì che si diventa artisti. Il pescatore in susseguirsi di gesti morbidi ed eleganti manovra la sua canna come se fosse un tuttuno con il suo braccio , con la spalla, con tutto il corpo, che è proteso verso un punto dove è rivolto lo sguardo e dove improvvisamente, ma in modo naturale quasi spontaneo, getta le sue mosche. L’azione è simile a quella di una frusta che però non lascia il segno della “sferzata”, ma depone con cautela le mosche che alla vista del pesce a volte sembrano cadere in quell’ istante dal cielo, a volte trasportate dalla corrente, a volte pigramente annegate, a volte saltellanti e sfuggenti come le effimere che danzano l’atto finale della loro breve vita.